Quando siamo innamorati siamo in un’altra dimensione. Siamo presi e coinvolti. Perdiamo il senso del tempo e dello spazio. Ci sentiamo più leggeri mentre tutto si riempie di significato. E ogni cosa è illuminata.
Possiamo ipotizzare luoghi di lavoro più esaltanti, più vivi, più romantici e passionali?
Io nel mio piccolo provo a farlo. E uno degli strumenti che uso è la poesia.
In azienda siamo fin troppo concentrati sul funzionare, tra metriche e obiettivi a breve termine. Siamo agenti di ottimizzazione, di efficienza e produttività e ci dimentichiamo spesso di esaltare la nostra umanità, il nostro vero sé, le nostre passioni autentiche e le nostre migliori attitudini. In una parola, la nostra “bellezza”.
La poesia come recupero della bellezza, come affermazione della vita e della ricerca di “momenti privilegiati” di estasi e rapimento, quegli attimi di eternità in cui improvvisamente tutto si fa chiaro.
La poesia ci insegna a guardare la realtà con occhi sempre nuovi, profondi e leggeri allo stesso tempo. A celebrare il bello, il dilettevole e non solo l’utile. A cercare la luce anche nel grigiore di certe nostre giornate lavorative.
A mantenere vivo il nostro lato umano. A sentire la pienezza del vivere nelle cose di tutti i giorni. Una pienezza prima di tutto di senso che, una volta acquisita, ci fa sentire più coinvolti, avvezzi allo sforzo e al sacrificio, più aperti al confronto e alle relazioni, consentendoci di raggiungere i migliori risultati nel contesto in cui operiamo.
Perché anche al lavoro possiamo essere romantici e vivere con intensità le nostre esperienze. Possiamo emozionarci e sentirci vivi. Possiamo essere Persone, più grandi del nostro stesso lavoro, creatori di significato per noi stessi e per gli altri.
Uno slancio vitale verso il futuro dunque, da intraprendere all’interno della propria organizzazione con una rinnovata capacità di pensare e agire creativamente.
La poesia serve
a salvare la vita
dalla dimenticanza.
La poesia serve
a dare ordine al pianto
e potenza al disgusto,
è la farfalla che ti viene a trovare
quando ormai pensi
di aver dimenticato le ali
Gianluigi Gherzi
