Umorismo e divertimento al lavoro 

Lo sforzo che tutti noi dovremmo fare è quello di accogliere la comicità che nasce spontanea dalle situazioni che affrontiamo ogni giorno, in mezzo a tutte le circostanze e le imprevedibilità che la vita ci offre. L’umorismo ci aiuta a sdrammatizzare e superare le difficoltà, gli ostacoli, gli incidenti di percorso che come una zavorra, non ci permettono di volare alto.  

Niente uccide l’umorismo come il tentativo di definirlo, ma questo può essere visto come la consapevolezza di una visione del mondo alternativa che mette in evidenza sia le assurdità che gli aspetti più comuni della vita. Per dirla con Charlie Chaplin “attraverso l’umorismo noi vediamo in ciò che sembra razionale, l’irrazionale; in ciò che sembra importante, il non importante”. 

Abbracciare l’umorismo significa avere la percezione di un mondo diverso, migliore, positivo. Significa vivere esperienze di tipo “estatico”, dal greco Ek-stasi, ovvero, uscire di sé, stare al di fuori delle credenze e delle abitudini della vita di tutti i giorni.

D’altronde anche l’etimologia latina della parola “Divertimento”, “devertor” ha un significato interessante: una “deviazione”, un cambio di strada e di passo rispetto a un percorso già dato, prestabilito e noioso. Una ricerca di stimoli sempre nuovi e di creatività nella nostra vita, in particolare in quella lavorativa, dove uno stato mentale positivo diviene una forte leva motivazionale: allevia la fatica, ci allontana dalla routine, rende efficiente il nostro operato. 

Come ha detto Dennis Bakke, fondatore dell’AES nel suo bellissimo libro “La rivoluzione del lavoro felice”, “abbiamo reso il lavoro un momento frustrante e triste in cui la persona fa quello che gli si dice di fare e dove questa ha ben pochi modi di esprimere pienamente le sue capacità”. 

In effetti in azienda siamo sempre sul chi va là, in uno stato continuo di tensione e ansia. Non tiriamo mai fuori la parte migliore di noi, dato che siamo sulla difensiva con la paura che detta i nostri comportamenti e le nostre azioni. Le persone che si divertono e si entusiasmano al lavoro sono rare: di solito ci si lamenta di tutto e di tutti, si incolpano gli altri senza fare nulla per migliorare le cose. Difficile praticare il distacco e accettare con il sorriso e con umiltà la nostra condizione umana.

Secondo l’Harvard Business Review, i bambini ridono in media 400 volte al giorno; le persone sopra i 35 anni, solamente 15 volte. Inoltre pare che ridiamo significativamente molto meno durante le ore lavorative che durante i weekend.

Il mio invito attraverso l’uso consapevole dell’umorismo e la ricerca attiva del divertimento in azienda, è quello di liberarsi dalla coltre dei pregiudizi e dell’inaridimento emotivo per ritrovarsi con la semplicità, la spontaneità, l’ingenuità e la purezza tipica dei bambini. Perché da bambini eravamo liberi e potevamo immaginare, curiosare, essere di tutto. L’umorismo ci ridà quella libertà e quelle infinite possibilità infantili. Questa chiave di interpretazione “divertente” della realtà è dunque già potenzialmente nostra, poiché ridere e far ridere sono talenti latenti e propri di ciascun essere umano. Bisogna solo coltivarli questi talenti e introdurli nella propria cultura organizzativa. 

La psicologia positiva ci insegna che i nostri cervelli sono collegati da una sorta di rete wireless costituita dai neuroni a specchio: recettori cerebrali che ci portano inconsapevolmente a imitare le azioni di chi ci circonda. Vale sia per lo sbadiglio che per il sorriso. Sta a noi decidere se lasciare che il nostro ambiente lavorativo venga influenzato dalla noia o dall’entusiasmo. Proviamo durante le nostre giornate a sorridere di più e vedremo come le circostanze cambiano quasi all’istante.

A noi il compito e la sensibilità di saper cogliere i segnali deboli di tipo umoristico e utilizzarli a vantaggio del gruppo di lavoro. L’energia che si crea valorizzando gli aspetti divertenti, diviene un toccasana per la soddisfazione personale, per la crescita individuale e collettiva e, non da ultimo, per la produttività aziendale.

Avviare un percorso di valorizzazione della positività per le proprie persone in azienda, è un’occasione imperdibile per coinvolgere e cementare il gruppo di lavoro, riflettere sui valori, rinnovare l’entusiasmo, immaginare e muoversi verso il proprio radioso futuro e verso mete ambiziose. 

La magia che si crea tra le persone quando queste condividono principi e atteggiamenti positivi, accende la voglia di fare, il coraggio e l’attaccamento all’azienda. 

Giochiamo al lavoro, entriamo in sintonia con gli altri attraverso una chiave ludica. Perché le organizzazioni sono fatte di persone. E le persone hanno emozioni, sentimenti e valori. Le aziende sono dunque fatte di quei sentimenti e quelle relazioni.

Come ha detto Michael Korda, “la chiave del successo è sentire che il tuo lavoro è un gioco. Tu non lavori per guadagnarti da vivere, o per riempire il tuo tempo, o perché la società, la tua famiglia o i tuoi genitori si aspettano che tu lo faccia. Tu lavori perché è il miglior gioco che ci sia, l’unico in cui puoi venire pagato per fare ciò che è divertente”.

Una azienda in cui le persone possono essere sé stesse, libere di esprimersi e sperimentare, creare, osare e sbagliare è un’azienda votata al divertimento e dunque al successo. Perché in fondo basta una trovata di spirito per non perdersi d’animo.

Per cui “let’s focus on the good”, concentriamoci sulle cose positive, non su quelle negative e spiacevoli. Queste ultime, esorcizziamole e cacciamole via con l’umorismo, che è un rituale di pulizia mentale e spirituale, un potente strumento per far emergere le nostre qualità migliori. 

La risata è un reset: una importante risorsa psicologica in grado di farci riprendere dalla noia, dalla ripetitività e dalla mancanza di ispirazione. Un modo genuino per accarezzare la nostra parte più profonda e per entrare in comunione con gli altri. Affinché sia la nostra anima in tutta la sua ricchezza ad andare al lavoro. 

​I wonder what my soul does when I’m at work (mi domando cosa faccia la mia anima mentre sono al lavoro), recita una scritta sulle pareti della metro di Londra o, per usare una freddura di Robert Frost, “Il cervello è un organo straordinario. Comincia a lavorare quando ti svegli al mattino e non smette fino a quando non cominci a lavorare”.

Forse è il caso di rendere più significativo, piacevole e divertente il tempo che passiamo in azienda.

C’è bisogno di ambienti di lavoro che ci facciano sentire al sicuro nel mostrarci nella nostra interezza di esseri umani, non luoghi senz’anima dove nascondere il proprio vero sé. Luoghi che siano aperti ad accogliere la nostra autenticità più vera e profonda, i nostri talenti, la nostra creatività, il nostro impegno più sincero e illuminato. In modo da consentirci poi di prenderci cura degli altri a nostra volta, siano essi colleghi, clienti, fornitori o l’umanità intera.

Ma come possiamo essere veramente e pienamente noi stessi al lavoro? 

Si tratta di far cadere la maschera professionale che indossiamo, di mettere in discussione i dogmi dell’impresa, di mostrare con orgoglio il nostro lato umano e riderci sopra insieme all’insegna dell’unità del gruppo di lavoro.

Le persone e le organizzazioni che non coltivano volontariamente il proprio senso dell’umorismo e non si aprono al divertimento, hanno una visione ristretta e spesso sono incapaci di cambiare. Sorridere degli eventi e di sé stessi allarga il nostro sguardo, ci distanzia dalle nostre convinzioni e dagli accadimenti della vita. È l’antidoto dell’intelligenza nei confronti di prospettive troppo rigide della realtà. 

E poi in fondo non scordatevi mai che in azienda, oltre all’utile, c’è anche il dilettevole. 

Vivi dunque ogni giorno come se fosse l’ultimo. Prima o poi ci azzeccherai, direbbe Woody Allen.

Esercizio: valorizza i tuoi momenti divertenti

Pensa a quei momenti divertenti e inaspettati che ti hanno fatto ridere, interrompendo la tua noiosa concentrazione. Quella scintilla di vitalità in un momento di calma piatta, in grado di cambiare istantaneamente la tua prospettiva. 

Hai avuto qualche momento di reale divertimento al lavoro?

Come ti sei sentito in quella circostanza? 

In quell’occasione hai notato differenze nel rapporto con i tuoi colleghi/collaboratori?

Cosa ha cambiato quella situazione rispetto al modo in cui hai poi ripreso a lavorare? Ti sei sentito più produttivo, più creativo, innovativo o come? 

Come ti senti ora, dopo aver rivissuto quei momenti? Sei pronto ad affrontare la tua giornata con un altro piglio?